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La formazione professionale in Provincia di Grosseto

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La formazione che serve allo sviluppo. L'analisi dei fabbisogni formativi delle imprese di Grosseto: i risultati di tre anni di applicazione del nuovo modello di intervento adottato dalla Provincia presentati dall'Assessore Gianfranco Chelini

Non sono in molti a sapere che la Provincia di Grosseto ogni anno investe mediamente circa 3 milioni di euro per la formazione professionale dei lavoratori e dei disoccupati; nonostante la diminuzione generalizzata di risorse a disposizione per questo tipo di interventi, da quando il Governo nazionale e le Regioni hanno deciso, a fronte della crisi, di riorientarne una quota molto consistente verso gli ammortizzatori sociali.

Come tutte le altre Province toscane, anche Grosseto si trova quindi oggi in un situazione (e in una prospettiva) di risorse decrescenti, e nella necessità conseguente di doverle riservare alle iniziative che garantiscono la massima efficacia formativa per le imprese e per lo sviluppo del territorio, e la migliore aderenza alle esigenze professionali e di vita dei giovani e delle persone in cerca di lavoro.

Ma come si possono prevedere le nuove professionalità e le nuove prospettive di lavoro verso cui orientare ed accompagnare i giovani, i disoccupati, ma anche coloro che intendano cambiare occupazione?

E in coerenza con questo, come si possono conoscere in anticipo i fabbisogni formativi?

In base a quale criterio la Provincia può decidere quali corsi di formazione possono assicurare maggiore efficacia di altri, e risultare davvero utili alle persone, alle imprese, al territorio?

Nel tempo, nel nostro Paese, due sono state le modalità tipiche per affrontare questi problemi da parte delle Province, che hanno in genere la responsabilità della programmazione dell’offerta formativa: da un lato l’affidamento a società o istituti di ricerca specializzati di indagini sui fabbisogni di formazione, con la richiesta agli Enti di formazione di adeguarsi ai risultati; e dall’altro, all’opposto, l’affidamento agli Enti stessi della responsabilità di analizzare i fabbisogni prima di proporre i propri corsi.

Ognuna delle due modalità ha mostrato limiti e criticità, tanto che nel tempo si è consolidata l’immagine di un sistema di formazione professionale distante dai fabbisogni reali, autoreferente, più guidata dalle esigenze degli Enti che organizzano l’offerta che non da quelle delle persone e delle imprese.

La Provincia di Grosseto tre anni fa ha deciso invece di innovare profondamente il proprio modo di affrontare questo problema cruciale, e di investire le risorse finanziarie a sua disposizione; ed ha accettato la sfida di una nuova e più efficace programmazione delle risorse finanziarie, in aderenza con le esigenze del territorio e in sintonia con il ‘nuovo sistema delle competenze’ promosso dalla Regione.

Anziché delegare agli esperti il compito di definire i fabbisogni, o di attribuirne la responsabilità agli Enti di formazione, il nuovo metodo introdotto dalla Provincia prevede infatti la realizzazione di un processo di analisi partecipato, coordinato e guidato dalla Provincia, la cui finalità principale è quella di fare emergere e valorizzare l’enorme know-how già presente nel territorio sui diversi temi di indagine (e che rischia altrimenti di rimanere letteralmente ‘inutilizzato’), aggiungendovi il valore ulteriore del coinvolgimento attivo, del protagonismo, della relazione e del confronto tra i diversi soggetti dello sviluppo locale.

In altre parole, realizzare la ‘analisi dei fabbisogni’ con il metodo adottato dalla Provincia di Grosseto significa dare concreta realizzazione ad almeno due ‘principi-guida’ oggi molto evocati sia nel dibattito politico-istituzionale che in quello tecnico-specialistico: il principio del ‘management della conoscenza’, e quello del ‘capitale sociale’.

Per progettare e implementare questo nuovo metodo, nel 2008 è stato affidato un progetto a Studio Méta & associati (che una delle società con maggiore esperienza e capacità di innovazione su questi temi nel nostro Paese) e che ha tra l’altro svolto un ruolo di rilievo anche nella costruzione del ‘nuovo sistema regionale delle competenze’ della Regione Toscana.

In che cosa è consistito il lavoro che in questi tre anni i dirigenti e i funzionari della Amministrazione provinciale hanno svolto insieme a Studio Méta & associati? E quali sono i risultati di grande interesse che il progetto ha già consentito di raggiungere?

I ‘prodotti’ del progetto sono pubblicati sul sito web della Provincia e contengono sia un ampio e dettagliato studio sui principali settori produttivi della Provincia (12 settori, complessivamente), sia una nota di sintesi sulla metodologia adottata e sul processo di coinvolgimento, partecipazione mobilitazione di tutte le energie e le intelligenze del territorio.

Una sintesi è stata presentata nel corso della tavola rotonda organizzata dalla Provincia sabato 16 aprile scorso.

E’ inoltre in corso di completamento da parte della Provincia un nuovo sito web specifico sui fabbisogni formativi, dal quale sarà possibile scaricare tutti i materiali prodotti, relativi a ciascuno dei settori coinvolti.

Alcuni dati possono meglio aiutare comprendere la portata del lavoro svolto:

  • sono stati realizzati 20 “tavoli tematici settoriali” (ciascuno con diversi incontri, realizzati a partire da una istruttoria tecnica sui materiali di ricerca disponibili e messa a disposizione dalla Provincia con la consulenza di Studio Méta & associati) a cui hanno partecipato 130 persone in rappresentanza delle principali associazioni di categoria, dei sindacati, dei Comuni e di altri enti territoriali;

  • sono state condotte 50 interviste individuali ad imprese ed esperti di sviluppo economico;

  • sono state coinvolte le 40 agenzie formative più attive del territorio, sia mediante i tavoli “tematici”,  sia mediante una specifica sperimentazione su un tema cruciale per dare concretezza alle analisi svolte: “come si progetta un corso di formazione in coerenza con i fabbisogni rilevati e con il nuovo sistema regionale delle competenze” realizzata nel secondo semestre del 2010;

  • sono stati redatti rapporti di analisi sui fabbisogni formativi relativi a 12 settori economici: agricolo-rurale, industria agro-alimentare, turismo, commercio, servizi sociali e socio-sanitari, ecologia ed energie rinnovabili, edilizia, manifatturiero, estetica e benessere, economia del mare, artigianato artistico e spettacolo;

  • sono stati realizzati 4 seminari pubblici a cui hanno complessivamente partecipato circa 300 persone

  • sono stati prodotti specifici rapporti, uno per ciascuno dei 12 settori analizzati

Tutte le attività sono state realizzate in stretta collaborazione con i responsabili ed i funzionari del Settore Formazione della Provincia, al fine di garantire loro la completa acquisizione del metodo di lavoro e di assicurare agli uffici la capacità di proseguire autonomamente questo tipo di indagine in futuro, senza dovere fare ulteriore ricorso alla consulenza, che in questa fase di progettazione e testing del nuovo impianto è invece risultata essenziale.

Per realizzare tutto ciò, in tre anni la Provincia ha investito complessivamente 196mila euro: se si considera che tale importo equivale al costo del lavoro di un collaboratore amministrativo e mezzo a tempo pieno, e si considera la quantità e la qualità dei prodotti finora ottenuti, non si può che esprimere una valutazione di estrema positività dei risultati, sia in termini di efficacia, che in termini di efficienza, che in termini di qualità.

Ma il vero risultato – come sottolinea l’Assessore G. Chelini – “è avere riportato la formazione al centro del dibattito pubblico, coinvolgendo attivamente e non solo virtualmente le imprese, le associazioni di categoria e le istituzioni, cioè tutti coloro che ancora credono che si possa realizzare una formazione professionale al servizio dello sviluppo economico e sociale del nostro territorio. Con questo metodo inoltre abbiamo non solo proposto alle agenzie formative di aprirsi maggiormente alle esigenze delle imprese, ma anche creato nei fatti le condizioni perché ciò possa avvenire”.

La responsabile del Settore Formazione Professionale della Provincia, Paola Parmeggiani, conferma che: “Le indicazioni emerse sia dalle indagini che dalle consultazioni con gli attori sociali, sono già entrate a far parte dei nuovi criteri con i quali la Provincia programma gli stanziamenti finanziari del Fondo Sociale Europeo: il nuovo metodo funziona, e produce risultati concreti per migliorare il sistema di formazione locale, e il suo impatto sulla economia del territorio”.

Pubblicazione

Formazione professionale e sviluppo del territorio

I fabbisogni formativi in Provincia di Grosseto. Un modello di analisi e valutazione per la programmazione dell’offerta formativa provinciale

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